Klaus e Camille – Klamille, The Originals

Lo ammetto.

Ho per Camille una venerazione che sta abbattendo molti muri, salendo nella mia classifica dei personaggi femminili, con lo stesso impeto con cui Klaus ha scalato quella dei personaggi maschili.

Li amo entrambi.

Li amo separatamente.

Ma insieme li trovo devastanti.

Primo perché sono due attori eccezionali e hanno una chimica recitativa pazzesca.
Riescono, quando sono in scena, ad esaltare l’uno le doti e il talento dell’altra.

Bastano un fiato e uno sguardo a incendiare una scena.
E ogni loro scena è stata fino ad ora un piccolo pezzo di perfezione.
Il Klamille è diverso dal Delena sotto molti punti di vista ma sotto altri sono similissimi.

Intanto Klaus e Cami hanno due nature assolutamente opposte.

Lui è un ibrido di più di mille anni, mentalmente e psicologicamente incasinato, che ha vissuto tutta la sua esistenza nella condizione di essere più potente della terra, convinto da sempre e forse per sempre che tutti e tutto dovessero girare intorno a lui e assecondare la sua natura e la sua legge.

Lei è un’umana, con l’ambizione di una sola vita, che incrocia la sua vita con un mondo sovrannaturale a cui non era destinata.

E’ sincera altruista e coraggiosa e soprattutto ha la capacità di andare in fondo all’anima degli altri, non con compassione ma con lucidità, senza la censura e l’inganno di moralismo spicciolo o giudizi facili.

(non vi racconterò il Delena parallelamente, sono sicura che riuscirete a leggerne differenze e assonanze senza bisogno di accenti da parte mia)

Quello che mi piace, è la capacità di lasciare che curiosità e attrazione buttino giù i muri dietro i quali le differenze tra loro li avrebbero segregati.

L’ultimo episodio di TO è per il Klamille un punto di arrivo e un punto di partenza.

Perché dopo una stagione trascorsa a proteggerla, a cercare di tenerla al sicuro, a mostrare una parte di sé e poi tirarsi indietro, Klaus continua ad aver paura di avvicinarsi troppo.

Perché ciò che lo attira di questa piccola donna è proprio quello che lo spaventa di più.

La capacità di leggergli dentro.

Ed è quello che ha sempre cercato ma anche quello che ha sempre temuto, perché neanche lui ci riesce davvero.

Nella 4×12 di Tvd, mentre fa da baby sitter a Damon soggiogato da Kol, Klaus ha con lui una delle più sincere conversazioni della sua storia in Tvd..

A un certo punto, riferendosi a Elena e all’amore che lei prova per lui, gli chiede

‘Come ha fatto a perdonare tutte le cose orribili che hai fatto?’

 

E poi

‘Che cosa le hai detto?’

Come se esistesse una formula per convincere una donna di non essere un mostro.
E Damon gli risponde che la differenza è che lui riesce a dare un senso alla cattiveria.

‘Se devi essere cattivo devi esserlo per un motivo, altrimenti non meriterai il perdono’

Che Klaus abbia imparato da quelle parole o no, tutto quello che fa nella stagione passata di TO è cercare di proteggere la sua bambina e la sua famiglia e sì, anche Cami e a volte Marcel.

Che Cami riesca a riconoscere il bene in questo è solo la conseguenza del fatto che non si sia mai fermata a guardare il mostro, la superficie, il bene o il male ma abbia guardato le sfumature.

E l’ha fatto con la parte più istintiva di sé, quella che ha incessantemente cercato in Klaus la parte mancante, quella che lui provava a nasconderle.

Quando chiedeva a suo zio di mandarla via perché c’era una guerra in agguato.

Quando voleva che dimenticasse come e perché suo fratello fosse morto.

Quando non gli importava di essere o sembrare il cattivo, purché lei fosse al sicuro.

Ed è in questo che il Klamille ricorda il Delena.

Nel bisogno costante.
Di Klaus di saperla viva.

Di Cami di cercargli il bene dentro.

Esattamente come non ha mai smesso di fare Elena.

‘Perché non lasci che le persone vedano il buono che c’è in te?’

Quello che ha fatto scattare la mia curiosità è stato il ballo nel bar. Così simile nei modi e nei movimenti a un altro ballo di un po’ di tempo fa. Ricordate il ballo Delena della 4×07? La stessa intensità. La stessa fiducia.

Il modo di Camille di aggrapparsi alla spalla di Klaus.

Prima di quell’abbraccio nel bosco, simile a quello di Elena a Damon nella 1×14.
Entrambi dati senza che l’altro ricambiasse, entrambi figli di uno slancio improvviso.
Eppure, nell’altro, rimane il calore, la forma, di una comprensione e di una vicinanza.
Come quando Elena nella 1×03 dice a Damon ‘l’hai persa anche tu’ riferendosi a Kath.
Come quando Cami chiede a Klaus la sua verità, perché in una storia ce n’è più d’una.

E’ istinto.

Ed è tutta qui la differenza.

Lo stesso istinto che ci porta a diffidare del pericolo e a tenerci lontano da esso.

Che porta Elena e Cami a fidarsi di Damon e Klaus a urlargli contro con orgoglio.

‘Era pericoloso ma non ho mai avuto paura di lui’
Elena parlando del primo incontro con Damon.

‘Non vuoi sapere perché a un essere che non tiene a nulla, per qualche ragione importa solo di te?’

Questa frase Klaus la dice a Caroline, ed è lei il motivo per cui chiede a Damon ‘che cosa le hai detto?’

La differenza è che a Camille non ha dovuto chiedere nulla. Mentre cercava di proteggerla, di tenerla lontana, lei ha capito, ha trovato una strada.

Ha sentito quell’abbraccio mai dato, ha cercato sotto una superficie ruvida la domanda giusta da fare a lui.

Ha letto nei gesti, nelle sfumature, nei sottintesi, che quello che Klaus voleva era che qualcuno lo ascoltasse.

Che a qualcuno importasse.

Per questo lei è lei.
Perché l’ha fatto.

E ancora prima di capirlo.

Perché a volte si ama senza parole e senza parole.

*R

Questa voce è stata pubblicata da rossold.

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